The Circle of Time



Alone solare del 14/05/2017

Si narra che John Ford, il giorno prima delle riprese, fosse solito chiedere a un “mago delle nuvole” Navajo della Monument Valley di fargli trovare quegli splendidi cieli diventati potenti marcatori della fotografia di scena dei suoi western (da “Wikiradio”, John Ford raccontato da Alberto Crespi).

Noi comuni mortali possiamo tutt’al più contare su previsioni meteo che, attraverso algidi pittogrammi, ci preannunciano giornate tristemente nuvolose, opacamente nebbiose, cupamente piovose, piattamente soleggiate… Ma a nessuno sfugge l’infinita variabilità anche solo del cielo diurno: pur senza scomodare aurore e tramonti, quando ci capita di alzare l’obiettivo da terra non di rado ci scappa lo scatto.

Il progetto The Circle of Time – una foto del cielo sotto il quale mi sarei trovato in ciascuno dei 365 giorni del 2017 – non si è concretizzato in una ricerca di soggetti, ma piuttosto in una attesa di scorci di cielo che ciascun giorno di quell’anno mi avrebbe proposto.

Presentando gli scatti in ordine rigorosamente cronologico, ho affidato al Tempo stesso l’iniziativa “pittorica”: la sequenza dei colori e dei soggetti si è così auto-configurata in una presentazione bidimensionale.

Questo ordine sequenziale – questo diario – inevitabilmente rimanda, però, alla circolarità del Tempo: se il primo cielo era quello sopra Racconigi alle 16:17 del 1° gennaio 2017, l’ultimo era di nuovo quello, ma un anno e un minuto dopo – alle 16:18 del 31 dicembre 2017 –, un minuto che è già, di per sé, una premonizione della ricorsività del calendario celeste. Un cerchio si chiude ma subito si riapre.

Il set ideato per la presentazione tridimensionale del progetto ha, appunto perciò, una struttura circolare. Al suo interno, lo spettatore, attorniato dalla ridda di quei panorami, nessuno dei quali si palesa come primo né come di riferimento per tutti gli altri.

Modellino in scala 1:10

Il dis-ordine delle scenografie – cieli con nuvole d’ogni sorta, soli, lune e superlune, arcobaleni puntiformi e chissà quali altri fenomeni riconoscibili da meteorologi e astronomi – ci fa riflettere sulla loro unicità ma anche sulla loro riproducibilità nei “cerchi del tempo” a venire. E chissà quando si ripresenterà, alla curiosità di un obiettivo, un aereo stagliato sullo sfondo di una luna diurna altrettanto spettacolare quanto quella nel cielo sopra Chieri nel penultimo giorno dell’anno…

30/12/2017