Chi-eri? e dintorni

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L’idea di produrre questo volume fotografico si è fatta strada nel corso di una piovosa giornata invernale. Rovistando in soffitta tra oggetti del passato, trovo una scatola di cartone, piena di negativi. Li prendo con cura uno a uno e inizio a guardarli in controluce attraverso un lucernaio. Rapito dalla storia che quei rullini narravano, rimango parecchie ore a osservarli, quasi ossessivamente. Decido di digitalizzarli, e porto perciò la scatola nel mio studio. Invertendo le foto digitalmente, dal negativo al positivo, vedo per la prima volta immagini che mio padre, Gianni, aveva scattato decine di anni prima: un vero e proprio viaggio nel tempo. Nei giorni successivi ritorno in solaio e trovo un’altra scatola: contiene decine di stampe fotografiche in bianco e nero. Le porto nello studio e inizio a comporle come pezzi di un puzzle, intuendo che ne poteva nascere qualcosa di speciale, come un libro.

Una volta finito di scannerizzare le stampe e digitalizzare i negativi, passo alla scelta delle foto. Insieme a mio padre, ne annoto i dati per le didascalie, e raccolgo così una ricca documentazione sugli anni Settanta-Ottanta a Chieri – la città in cui tutt’ora vivo – e i suoi dintorni.

Purtroppo innumerevoli negativi erano andati perduti, e mi sono perciò affidato anche alle stampe, fortunatamente numerose; su ciascuna di esse intervengo ripulendola da polvere, peli, graffi, alla ricerca del suo aspetto originario. Ma questo paziente lavoro è stato ampiamente ripagato: senza quelle stampe, questo libro non avrebbe avuto sufficiente corpo e organicità da meritarne, oggi, la pubblicazione: troppi sarebbero infatti stati i tasselli di storia del Chierese che erano svaniti, dispersi chissà dove, con i loro negativi. È solo grazie alle stampe che posso offrire alla memoria collettiva il contributo del vissuto di chi – come mio padre – in quegli anni amava inquadrarne tracce al tempo curiose ma oggi straordinarie.