Tessile


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Il battito dei telai è quasi del tutto spento. E il grande tempio, che celebrava intelligenza e fatica della tessitura, giace sconsacrato tra ruggine e graffiti. Eppure, questo non è solo il passato: sono radici. L’anima di Chieri conserva quel battito dentro l’identità che si è costruita nei secoli. C’è nel suo orgoglio antico. C’è nel gusto per le cose curate, nella ricchezza figlia del sacrificio, nell’ingegno preferito alla catena di montaggio…

Cercando i segni di questa identità, ho incontrato emozioni e pensieri contrastanti. Questo progetto contiene grandezza e caduta, talenti e smarrimento. Non può essere altrimenti in una città fondata sulle trame di cotone nel Medio Evo e privata delle sue tessiture in pochi anni, alla fine del Novecento, travolta dalle produzioni globalizzate.

Il suo racconto comincia coi legni lucidi dei telai, schierati lungo la galleria-museo: la fuga prospettica crea un tunnel che non si conclude con un’uscita. Sono le uniche fotografie a cui concedo i colori, omaggio a un’età dell’oro. Com’è omaggio la carta su cui le ho stampate, fatta di cotone, una carta che sembra tessuto in un gioco di rimandi tra realtà e rappresentazione. Ma il ritratto di queste macchine è immobile. Non c’è vita, né futuro. Sono memoria, documento e metafora di un’età compiuta.

La vita entra in altre immagini, che fanno da contrappunto agli antichi telai. È ritratta come energia che accende, che tira, che mulina fino a perdere i contorni dei gesti. Anche la macchina da cucire, per quanto solitaria, contiene la promessa di una mano che presto tornerà a darle azione. Sono scene dei giorni nostri: a Chieri qualcuno è sopravvissuto alla falce degli anni Novanta e la mia famiglia lo sa bene, perché ancora conduce una delle ultime passamanerie. Qui la memoria trapassa in patrimonio di conoscenza, che tuttora crea ed eccelle. Ecco il perché del bianco e nero: è l’eco delle macchine immortalate negli archivi, che raggiunge le loro discendenti.

C’è anche un’altra eco che rimbalza tra passato e presente: la musica delle macchine. Ho registrato i suoni del telaio crochet, della spiralatrice per la vergolina, della bobinatrice, delle attrezzature che cuciono e che intrecciano cordoni. Ho estratto i singoli suoni. Poi li ho ricomposti in un sottofondo, per accompagnare la visione delle fotografie: sfregamenti di fili, battiti, attrito di ingranaggi, vibrazioni dell’aria, il cigolìo di un pedale, il vortice dei filati tra le pareti della macchina…